Perché gli altri non mi rispettano? “Eppure sono adulta! Ho un lavoro e una famiglia ma chi mi sta attorno continua a non dare valore alle mie scelte sminuendomi davanti ai mie figli. Perché non mi rispettano?” Spesso nel mio studio arrivano pazienti che esordiscono con questa frase, raccontando di quanto si sentano sviliti dagli altri che non rispettano e non danno valore alle loro scelte. Tutti vorrebbero essere rispettati, ma la questione è molto complessa e non dipende solo dagli altri. Non possiamo controllare le persone e pretendere il loro rispetto; mettere al centro il valore del rispetto vuol dire aver compreso che per poter rispettare davvero tutti è necessario partire da sé o ripartire da se stessi qualora avessimo perso questo valore nel tempo. Allora prima di precedere fermati un momento e scopri se ti rispetti davvero e sai prenderti cura di te. Pensaci bene, a tutti fa piacere ricevere il rispetto degli altri, ma per alcuni averlo diventa fondamentale. Pretendiamo il rispetto degli altri finché abbiamo bisogno di sentire riconosciuto quel valore che gli altri ci danno. Ma cercare fuori ciò di cui abbiamo bisogno è un errore colossale perché mai avremo la certezza di ottenerlo, nemmeno da chi ci ama di più. Così l’unico modo per sentire quel valore è riconoscerlo noi in noi stessi. E questo significa una cosa sola: autostima. Solo se riconosco il mio valore mi prendo cura di me perché vedo quanto sono importante. Lascio liberi gli altri di essere ciò che sono perché non dipendo da loro per ottenere ciò di cui ho bisogno. Lascio libera me di essere chi sono invece di essere ciò che loro vorrebbero pensando di assicurarmi così il loro rispetto. Arrivare a questo significa anche imparare a pensare a se stessi stabilendo i giusti confini, anche dicendo i giusti no senza per questo mancare di rispetto agli altri.
Volendo prendere come costrutto psicologico del rispetto la teoria di Erich Fromm, il rispetto non è paura o timore reverenziale, ma la capacità di vedere l’altra persona per quello che è, nella sua unicità e individualità, desiderando che essa cresca e si sviluppi secondo i propri desideri e la propria natura, senza alcun intento di sfruttamento o controllo. II significato etimologico della parola rispetto deriva da “respicere che significa “guardare”, ovvero guardare l’altro oltre le proprie proiezioni o bisogni egoistici. -Componente dell’amore: è uno dei quattro elementi fondamentali dell’amore maturo, insieme a cura, responsabilità e conoscenza. -Esclusione del dominio: chi rispetta non usa l’altro come strumento per i propri scopi e rinuncia a ogni forma di potere o autorità manipolatoria. -Promozione dell’autonomia: vuole che l’altra persona realizzi se stessa in piena libertà, sostenendo la sua crescita anziché renderla dipendente. -Reciprocità: Si fonda sul riconoscimento mutuale dei soggetti, contrapponendosi ai legami simbiotici soffocanti o possessivi.
Ma come si fa? Per prima cosa considera che rispettare gli altri non significa sottomettersi a loro. Intanto quando rispetto me, esprimo me stessa, dico quello che penso e mi mostro per chi sono davvero. In questo modo sto offrendo agli altri la possibilità di vedere le mie difficoltà, capirmi, comprendermi e rispettarmi davvero per chi sono e nella mia unicità. Lo faranno? Non sempre. A dominare potrebbero essere le paure, le debolezze e le priorità; a volte potrebbe essere la loro ignoranza a impedirglielo. Ecco perché pur credendo nelle persone, è fondamentale stabilire sani confini e continuare comunque a comprenderle e portare rispetto lasciando che siano ciò che sono. Anche quando questo vorrà dire allontanarle o dirgli di no.
Quando ti chiuderò fisicamente una porta, questa non sarà mai una porta chiusa verso di te, ma solo verso le tue azioni. Se mi rispetto davvero, se ti rispetto davvero, allora non mi adeguerò a te, ma ti lascerò sempre la libertà di essere chi sei. Non ti chiederò mai di cambiare e di adeguarti a me e continuerò ad apprezzarti e rispettarti per ciò che sei.
Come mai gli altri non rispettano le tue decisioni? Probabilmente perché comunichi i tuoi confini in modo poco fermo, eviti di far seguire conseguenze reali ai loro comportamenti o ti circondi di persone abituate a prevaricare i tuoi spazi per un tuo vecchio schema di compiacenza. I motivi principali sono: -Mancanza di conseguenze. Dici ciò che non ti sta bene ma non fai seguire un’azione concreta se la tua scelta viene ignorata. -Comunicazione poco assertiva. Esprimi le tue idee chiedendo “permesso” o scusandoti, anziché imporle con calma e sicurezza. -Senso di colpa. Tendi a cedere o a giustificarti troppo dopo aver detto di no, insegnando agli altri che possono insistere per farti cambiare idea. -Abitudine relazionale. Se in passato hai sempre acconsentito a tutto, gli altri faticano ad accettare il tuo nuovo cambiamento di atteggiamento. Come puoi farti rispettare?
- Parla chiaro, di’ cosa hai deciso senza allungarti in lunghe scuse o motivazioni non richieste. -Tieni il punto, non cedere alle insistenze o ai tentativi di farti sentire in colpa. -Agisci, se un limite viene superato, applica una conseguenza coerente (es. allontanarti dalla situazione).